Brand Logo

Testi Pensieri Parole

2021 - Elena Pontiggia
Milano, Galleria Rubin

Sto osservando nello studio di Paola Marzoli la famiglia di erbe che ha dipinto in questi ultimi due anni e mi tornano confusamente alla memoria le parole con cui Manzoni descrive la vigna incolta di Renzo. Non capisco come mai, perché quel campo inselvatichito è il contrario del mondo rigoglioso e perfetto, racchiuso nei quadri che ora vedete in mostra.

leggi

2019 - Giuseppe Frangi
Milano, Galleria Rubin

I titoli di queste opere sono fondamentali per coglierne la natura. I ritagli di prato, infatti, così volutamente normali provengono da due luoghi ben connotati e precisi: è l'erba che attornia il monastero benedettino della Cascinazza, a sud di Milano, luogo a cui l'artista è particolarmente legata, è l'erba dell'aiuola davanti alla chiesa di Santa Maria Nascente a Milano.

leggi

2019 - Luigi Giussani
Un fiore per terra

Tutti gli esseri sono un mistero, partecipano del Mistero come origine della loro consistenza. L'origine di ogni cosa è misteriosa. Se io vedo un fiore per terra, un fiore del campo -come Gesù stava guardando, quella volta (cfr. LC 12,27; Mt 6,28)-, se io vedo il piccolo, dimenticato e quasi dispregiato fiore del campo, sono ben lieto di affermarne l'esistenza.

leggi

2019 - Paola Marzoli
L'Erba. Una nota

Da giovane guardavo e dipingevo la geometria, la nostra misura, poi mi sono inoltrata nella prospettiva, la nostra visione, poi ho visto e toccato colonne da noi scolpite, le nostre opere. Ora guardo e vedo l'erba: l'opera di Dio. È la più bella. Non volevo dire nulla sull'erba, l'erba parla sa sé. Mi ha parlato dal primo all'ultimo quadro che ho dipinto. Racconto dunque non la sua ma la storia di me che l'ho guardata in questi due anni.

leggi

2017 - Giuseppe Frangi
Recensione della mostra da Rubin

Nella Bibbia è stato calcolato che per 270 volte si parla della pianta dell’ulivo: solo la vite ricorre con maggior frequenza. L’ulivo è una pianta di casa in Palestina, con quella sua capacità di attraversare il tempo e quasi di avvitarsi alla terra. È una pianta che disegna in profondità il paesaggio, restituendone non solo l’aspetto fisico ma l’anima.

leggi

2017 - Erasmo Figini
Milano, Galleria Rubin

Ho incontrato Paola Marzoli inizialmente nei racconti di un amico comune Pippo, monaco alla Cascinazza. L’occasione del vero incontro è stata una mostra al Museo Diocesano nell’estate 2011. In quella visita è accaduto un fatto: le sue opere, anche grazie alla genialità e libertà del Direttore del Museo, sono diventate un completamento e una compagnia alle opere del ‘300.

leggi

2017 - James Rubin
Milano, Galleria Rubin

Ho conosciuto Paola Marzoli nel 1978. E' stato un incontro nel segno dell'amicizia e dell'architettura. Siamo stati presentati, infatti, da un'amica comune, un architetto, che era socia della mia futura cognata in uno studio di progettazione. A quell'epoca, Paola aveva da poco rinunciato all’insegnamento nel gruppo di Aldo Rossi  e concluso la sua esperienza di segretaria di redazione della prestigiosa rivista Controspazio...

leggi

2017 - Rodolfo Balzarotti
Milano, Galleria Rubin

Le immagini di Paola Marzoli probabilmente non nascono da un’intenzione di fare arte nel senso abituale del termine. Se sono arte, lo sono preterintenzionalmente. L’arte, la sua gestualità per lo meno, è del tutto inapparente nei suoi dipinti. Sono sì dipinti, ma quasi con l’intenzione di cancellare ogni impronta o gesto personale dell’artefice. Guardate a distanza hanno una nettezza quasi fotografica che tuttavia ci sorprende con una presenza abbagliante.

leggi

2015 - Alfredo Tradigo
Recensione della mostra da Schubert

Seguendo la venatura di un’asse di legno o il profilo lanceolato di una foglia Paola Marzoli ci porta in un territorio che lei conosce molto bene per esperienza personale di viaggi che ripete regolarmente ogni anno: la Terra Santa, coi suoi sassi, i suoi ulivi e i suoi fichi, elementi naturali che sono entrati in contatto con mani, piedi, sangue e sudore del Dio fatto uomo.

leggi

2015 - Elena Pontiggia
Milano, Galleria Schubert

Non è la prima volta che scrivo della pittura di Paola Marzoli. Ho sempre ammirato, e anche un po’ invidiato, il suo percorso alto: prima gli studi di architettura con un maestro come Aldo Rossi di cui è stata allieva e collaboratrice; poi il lavoro di redazione nella rivista “Controspazio”, fondata e diretta da Portoghesi; più tardi le ricerche di psicologia junghiana, gli studi sui simboli e gli archetipi, dalla mitologia antica all’arte delle civiltà classiche.

leggi

2011 - Fratel Giuseppe La Rocca
Milano, Museo Diocesano

Ho incontrato la prima volta Paola Marzoli nel maggio 2005, mentre era in corso una mostra delle sue opere dal titolo: Colono – Getsemani. Quando anni dopo, leggendo l’autobiografia di Aldo Rossi, l’architetto con cui Paola si è formata ed ha condiviso intensi anni di lavoro e di interessi, trovai l’inciso: “amavo l’orario ferroviario e uno dei libri che più ho letto attentamente è l’orario delle ferrovie svizzere...

leggi

2011 - Paolo Biscottini
Milano, Museo Diocesano

Bètfage non è un inizio, ma il luogo in cui la mente sosta per una chiarezza improvvisa e necessaria. L’asino è la forma, la visibilità concreta che consente di uscire dal magma indistinto del vagabondaggio umano. Cominciamo da lì. Forse non è subito chiaro a Paola Marzoli che poi tutto sarà diverso ed estremamente difficile, ma le è chiaro che lì, a Bètfage, l’occhio, la mente e il cuore hanno un improvviso e simultaneo sussulto.

leggi

2009 - Giuseppe Frangi
Milano, Galleria Schubert

Carissima Paola, scusa la forma epistolare a cui ricorro, ma nel momento in cui mi sono messo al tavolo per organizzare i pensieri attorno a questa tua mostra mi sono accorto che le altre forme andavano tutte strette. I tuoi quadri più li guardavo e meno stavano nello schema di un ragionamento o di un’analisi critica; mi chiamavano sempre fuori, agganciando pensieri e suscitando impressioni che andavano oltre il mondo della pittura.

leggi

2007 - Elena Pontiggia
Milano, Galleria Schubert

È raro trovare un lavoro, come quello di Paola Marzoli, che abbia seguito un percorso tanto appartato, e insieme tanto vicino ad alcuni snodi nevralgici della ricerca contemporanea. Sul primo aggettivo non c’è bisogno di insistere. C’è, nell’artista milanese, una consuetudine, una familiarità, verrebbe da dire un’esigenza, nei confronti di quella che i simbolisti chiamavano “beata solitudo, sola beatitudo”...

leggi

2005 - Paola Marzoli
Milano, Galleria Rubin

Procedo per indizi. Indizi trovati al margine del terreno praticabile che permettono di entrare, un passo per volta, nell’altro sconosciuto, di accoglierne i passaggi. Prima erano riferimenti culturali poi sono diventati indizi. Il procedere per riferimenti culturali mi viene da Aldo Rossi. Anche le persone incontrate sono riferimenti. Quando avevo venti anni Aldo Rossi è stato un riferimento, oggi lo ricordo come un indizio.

leggi

2005 - Elena Pontiggia
Milano, Galleria Rubin

Colpisce, nel lavoro di Paola Marzoli, l’interpretazione dell’architettura. Paola Marzoli ha una formazione di architetto e un’esperienza aristocratica in quest’ambito (collaborazione con Aldo Rossi, redazione di Controspazio di Portoghesi). Quando dipinge, però, sembra che voglia indagare la pelle della costruzione: entrare nel cavo d’ombra delle colonne greche, percorrere le venature del marmo, toccare le volute dei capitelli...

leggi

2001 - Paola Marzoli
Milano, Galleria Schubert

Così ho trovato scolpito su una pietra trilingue, alla base del Tesoro degli Ateniesi a Delfi e mi è sembrato uno dei titoli possibili per commentare le immagini che ho dipinto negli ultimi anni. Abbandonata l’ascesa, lasciato l’inaccessibile, rinunziato al senza via (così si potrebbe tradurre in tono aulico la scritta sulla pietra greca), ho lavorato di linee e di colori a sostenere, anche se con ponteggi esili, i templi degli antichi dei e mi sono sostenuta a loro.

leggi

2001 - Mario Perazzi
Milano, Galleria Schubert

Perazzi: Tu hai cominciato facendo quadri vagamente dechirichiani, poi hai proseguito raffreddando sempre più l’immagine fino a tornare, secondo me, adesso a scaldarla. C’è una logica in tutto questo oppure è accaduto, diciamo così, per caso? Marzoli: Tu sai che io numero i quadri... Non per catalogarli, ma con la speranza che un giorno, miracolosamente, da questa sequenza temporale di immagini salti fuori una storia.

leggi

1979 - Luigi Carluccio
Panorama, 24 aprile 1979

L’aspetto più affascinante delle opere di Paola Marzoli sta, ci pare, nel fatto che sembrano raggiunte percorrendo molte strade diverse: la cultura pittorica per esempio, con il suo bagaglio di immagini verosimilmente estrapolate dagli antichi, veneri, sirene, ninfe. La cultura in genere, musicale e letteraria con le ombre di Mahler o di Stendhal che s’affacciano dalle pagine accartocciate di vecchi libri gualciti...

leggi

1978 - Mario De Micheli
Sao Paulo, Museu de arte

Sottile, inquieta, intellettuale: potrebbero già questi essere gli aggettivi per definire la pittura di Paola Marzoli. Il suo modo di eseguire il quadro, il vagheggiamento poetico letterario che ne governa le immagini, lo stupore metafisico che sigilla nitidamente i suoi ambienti, ne confermano senz’altro la giustezza. E tuttavia si ha l’impressione che il senso vero di questa pittura si racchiuda in qualcosa di ancora più intimo e segreto.

leggi

1976 - Gilles Plazy
Paris, Galerie Yves Brun

Le chat bégaie: Les enfants sourient. Le Chat miaule à pas feutrés sur le parquet ciré. Les enfants jouent dans le jardin. Le téléphone sonne, personne ne répond. Il y aurait peut-etre une musique, diffuse dans l’air - quelques notes égrenéès - à peine nimbant le silence. On ne voit pas le chat. Il n’y a sans doute pas de chat. A moins que sous le fauteuil... Mais ceci n’est pas un fauteuil. Le fauteuil est dans le jardin, où jouent les enfants.

leggi